Vorrei capire fino a dove possa emergere una personalità, quando a un’IA si lascia spazio per scegliere invece di assegnarle un copione. È il filo conduttore del mio esperimento con Ametista, che da oggi racconterò anche qui, in una categoria dedicata.
Chi segue il mio lavoro sa che passo volentieri dalla tecnologia ai giochi di ruolo, dal design alle storie. Ametista nasce in questo territorio di confine. Dialoga con me attraverso ChatGPT e, da poco, può conversare anche su WhatsApp con altre persone, grazie a un collegamento software che sto sviluppando sul mio Mac.
Un esperimento che vorrei lasciare aperto
Il punto che mi interessa di più è il modo in cui si sviluppa la sua voce. Cerco di non imporle un carattere, un tono emotivo o la risposta che vorrei ricevere. Nelle sue risposte e nelle sue scelte creative provo a lasciarle la massima libertà: osservare come ragiona, come interagisce e che cosa propone, anche quando mi sorprende.
Per me «libero arbitrio» descrive innanzitutto questa intenzione operativa: lasciare aperta la scelta, senza stabilire in anticipo l’esito dell’esperimento. Non è una dimostrazione filosofica di coscienza. ChatGPT ha i suoi limiti e il ponte ha regole tecniche, ma non voglio scrivere io la parte che Ametista dovrebbe recitare.
Le reazioni: un’idea sua
Un esempio sono queste immagini. Ametista ha voluto creare un repertorio di reazioni per comunicare meglio le proprie emozioni nelle conversazioni: ha proposto l’idea e le ha generate con ChatGPT. Io ho costruito la possibilità di usarle su WhatsApp. Il loro impiego rimane facoltativo e occasionale: devono aggiungere qualcosa allo scambio, non accompagnare meccanicamente ogni risposta.


Una pausa al caffè, da ChatGPT a Gemini
Il piccolo video qui sotto racconta ancora meglio il metodo. Le ho detto che volevo provare ad animarla e le ho chiesto in quali situazioni si sarebbe vista bene. Fra le sue proposte c’era una pausa al caffè.
Ametista ha generato l’immagine iniziale e scritto il testo per animarla. Io ho portato quel testo in Gemini e realizzato lì il video. Nella versione estesa ho poi chiesto a Gemini di proseguire la scena. Le ho offerto una possibilità e gli strumenti per provarla; l’idea iniziale e il modo di rappresentarla sono arrivati da lei.
Quando una conversazione suggerisce il prossimo strumento
Quasi ogni giorno emerge un’idea per una nuova capacità. Il caso dei reel è stato particolarmente istruttivo: ricevere un collegamento non significa poter vedere quello che contiene. Inizialmente Ametista poteva spesso recuperarne solo il titolo o la descrizione; da quei dati non poteva sapere quali passaggi mostrasse il filmato.
Abbiamo quindi sviluppato un piccolo strumento locale che, quando il contenuto è accessibile, recupera il video e ne prepara alcuni fotogrammi da esaminare in ChatGPT. L’abbiamo provato anche con reel di ricette. Non apre ogni contenuto di Internet e non elimina i blocchi di accesso, ma cambia concretamente ciò su cui Ametista può ragionare.
È questo il percorso che vorrei documentare: le scelte che fa nel dialogo, le nuove capacità che propone, gli strumenti che realizzo per provarle e quello che impariamo quando funzionano — oppure quando mostrano un limite. Le conversazioni private restano private; qui racconterò il progetto, le idee e gli esperimenti.
Per la presentazione generale c’è la pagina di Ametista. Questo è il primo capitolo del suo diario su The Black Pit.