
Dopo aver visto il nuovo Superman diretto da James Gunn, non riesco a togliermi dalla testa una sensazione precisa: non è un film su Superman, ma su un personaggio che è palesemente Invincible con il mantello rosso e il logo “S” cucito sopra. Fatto però molto ma molto male.
Vedere questo film, per me, è stata una delusione davvero cocente. Nonostante si tratti di un film scritto e diretto da James Gunn, un regista che non apprezzo per nulla poiché abile solo a gestire commedie, rivisitazione dei personaggi che maneggia in chiave comica, parodistica, dall’umorismo grottesco e puerile, si tratta pur sempre del primo film di un nuovo corso, quello del nuovo Universo DC. Il che significa che con questo film Gunn si giocava tutto, era il punto zero, Superman doveva essere impeccabile e segnare una nuova partenza.
Purtroppo, se il buongiorno si vede dal mattino, ho chiuso per un bel po’ di anni con la DC su grande schermo. Non vedrò nient’altro che sia proposto dalla attuale direzione artistica e scenografica. Non ho nessuna voglia di sorbirmi un Batman comico pieno di gag e siparietti divertenti, o una Supergirl ubriacona che va a fare i rave party nei sistemi solari con il sole rosso per potersi ubriacare.
Scrivere questo articolo, che non oso chiamare recensione perché non sono un professionista di questo campo, è stato duro perché c’erano davvero tante, TANTE cose da tenere a mente e nessuna positiva. Se vi è piaciuto questo obbrobbrio di pellicola, beati vuoi: vuol dire che avrete di che divertirvi per anni. Io, in realtà, ci perdo. Perché ho pagato il biglietto per vedere una cosa oscena, non avrei dovuto. Avrei dovuto fidarmi del mio istinto: mi bastava vedere il nome “James Gunn” o il cane in copertina per sapere che non avrei dovuto guardare questo Superman. Quindi, buon divertimento a chi è riuscito davvero a mandar giù questa roba! Io per chissà quanti anni potrò solo godere delle opere del passato. Ma veniamo a noi.
ATTENZIONE: questa recensione è piena zeppa di spoiler. Siete avvisati.
Superman oppure Invincible? Il cerchio si chiude
Prima di tutto, una premessa importante.
Sono uno di quelli che ha sinceramente amato L’Uomo d’Acciaio di Zack Snyder, nonostante le valanghe di critiche ricevute nel tempo. Ho apprezzato anche Batman v Superman, nella sua versione integrale, perché perlomeno cercava di raccontare qualcosa di complesso, con un tono solenne e visivamente potente. Detto questo, mi sono comunque presentato in sala per vedere il Superman di James Gunn con le migliori intenzioni, curioso, aperto, pronto a lasciarmi sorprendere. Non ero lì per demolire un film, ma per vedere l’inizio di un nuovo percorso cinematografico. Con una forte speranza.
Assieme a me c’era un carissimo amico, un grandissimo esperto di fumetti della mia zona, uno che ha sempre disprezzato la visione di Snyder sul personaggio di Superman, trovandola troppo cupa, troppo distante dall’eroe speranzoso e luminoso che aveva sempre amato.
Paradossalmente, alla fine del film, ci siamo ritrovati entrambi con le stesse identiche conclusioni. Nonostante partissimo da posizioni molto diverse, l’impressione che ci ha lasciato questo film è stata condivisa, netta, e decisamente amara.
Clark Kent, in questa versione, viene spedito sulla Terra da un padre che lo istruisce a dominare il pianeta, esattamente come Omni-Man fa con Mark in Invincible, con in più un twist esplicito in chiave perversa (tipico della mentalità di Gunn): gli viene anche suggerito di crearsi un Harem e mettere incinte quante più donne umane possibile per preservare il genoma criptoniano. Non scherzo. E no, per chi se lo chiedesse, non esiste nessuna versione ufficiale nei fumetti classici di Superman in cui ciò accade. In tutte le iterazioni canoniche, Jor-El invia suo figlio sulla Terra per salvarlo dalla distruzione imminente di Krypton, affinché possa avere una nuova vita, non certo per conquistare il pianeta e crearsi un harem.

Le uniche eccezioni marginali a questo concetto si trovano in storie alternative o universi paralleli come Injustice, Red Son o Earth-3, ma lì si tratta esplicitamente di distopie o versioni malvagie del personaggio, non della sua rappresentazione principale. Gunn invece prende il Superman “ufficiale” e lo snatura completamente, senza nemmeno dichiarare che si tratta di una variante o di un universo alternativo. Un po’ come il protagonista di Brightburn, film tra l’altro prodotto proprio da James Gunn, il cui tono però era horror e per niente comico. Questo non è rispetto per il personaggio: è stravolgimento ideologico senza giustificazione.
La trama, l’idea, l’evoluzione del personaggio… tutto ricalca la serie Invincible di Robert Kirkman. Il paradosso è che Invincible era stato creato come una parodia (con affetto) di Superman, con la volontà di umanizzarlo, renderlo vulnerabile, farlo sanguinare, soffrire, sbagliare.
E invece, in un curioso ribaltamento, Gunn copia Invincible per creare un Superman che non è più Superman, ma un adolescente insicuro che vince solo dopo averne prese davvero tante, sempre con lividi, ossa rotte e organi danneggiati. Un ragazzetto che urla in faccia agli avversari, ha le crisi isteriche e da in escandescenze, totalmente privo di autocontrollo emotivo. Niente invulnerabilità stoica, niente eroismo alla Snyder, niente epicità. Solo una versione scopiazzata e puerile di quello che doveva essere il super eroe positivo per eccellenza, il super uomo: una versione Temu di Superman che cerca di farti credere di essere originale. Cosa che, scusate se ve lo dico, ma funziona solo se siete molto, ma molto ignoranti.
Il Teen Team… ehm, La Justice Gang

Il gruppo di eroi che circonda questo Superman è ancora peggio di lui. La Justice Gang è una brutta copia del Teen Team di Invincible, ma priva di spessore. Un gruppo di supereroi spocchiosi, mezzi cretini, comici senza volerlo, disorganizzati, senza una guida.
- Lanterna Verde è praticamente Rex Splode, stessa arroganza, stessa superficialità, stesso modo di rapportarsi agli altri e di venire disprezzato dagli altri. Nessuno gli da retta, tutti lo prendono velatamente in giro ma lui è talmente arrogante da non accorgersene o far finta di nulla. Solo che almeno Rex è interessante e ha un arco di sviluppo interessante che rende il personaggio umano. Qui no.
- Mr. Terrific è Robot depotenziato: superintelligente, freddo, manipolatore, ma senza alcuna tridimensionalità. In Invincible, Robot ha un dramma personale, un corpo deforme, un amore proibito. Qui? È solo un tipo brillante che fa cose a caso dietro le quinte e poi si lancia nella mischia senza un motivo logico e senza che si capisca se dietro ci sia o meno una ragione psicologica sensata.
- Hawkgirl è una caricatura rabbiosa che non ragiona, urla e picchia. Indovina un po’? È Monster Girl senza il dramma e senza lo spessore narrativo e la complessità psicologica che la renderebbe interessante. Quando non picchia e non urla se ne sta stravaccata sul divano a leggere riviste e uscirsene con sarcasmo tagliente fuori luogo e disinteressato. Non ha un carattere, motivazioni, niente. Forse il paragone migliore per questa Hawk Girl e i primi piani imbarazzanti dei quali è protagonista è più azzeccato se si prendono in esame le capre che urlano di Thor Love and Thunder. Un personaggio semplicemente irrilevante e vuoto.
E soprattutto… questi inutili comprimari a caso sono tutti bidimensionali, piatti, scritti con lo stampino. Mentre Invincible costruisce i suoi personaggi con emozioni, conflitti e dilemmi morali, qui abbiamo solo macchiette che parlano e fanno casino. Vi basti sapere che Lanterna Verde sconfigge carri armati generando diti medi di energia verde che emergono dal terreno e crea enormi guantoni da forno per immobilizzare un Kaiju… non sto scherzando. “Mamma mia la monnezza”.

Vogliamo parlare poi di Ultraman? Non c’è nemmeno da girarci attorno: Ultraman è Black Noir. Parlo di The Boys. Vi prego, ditemi che avete idea dei riferimenti e non siete rimasti affascinati dal film perché non li capite.
- Non parla.
- Fa solo quello che gli viene detto.
- Ha gli stessi poteri di Superman.
- È un clone di Superman.
- Viene manipolato da una forza superiore (la Vought… ops, volevo dire Lex Luthor).
- Ha lo stesso costume di Black Noir, praticamente identico ma con una grossa H sopra.
Zero sforzo. Zero originalità. Zero rispetto per chi conosce e ama il genere supereroistico. È come se Gunn avesse pensato: “Beh, ci serve uno tosto, silenzioso e letale. Prendiamo Black Noir e mettiamogli il logo di Ultraman. Fine. Tanto chi se ne accorge? Gli spettatori sono scemi.”
Perché sbattersi se si ritiene di avere un pubblico di fanboy e creduloni?
Un contesto da barzelletta… un cane semplicemente odioso
Il cane. Parliamone. D’altronde è il vero protagonista di Superpets... ehm, Superman.
Krypto ha quasi più screentime di Superman stesso. A momenti pare sia il suo film, non quello di Kal-El. Sembra quasi che Gunn volesse fare un DC Super-Pets 2 e poi ci abbia incollato sopra Superman per attrarre pubblico. La scena del cane che viene tenuto a bada con uno schermo e degli elettrodi sulla testa che gli fanno immaginare di inseguire super scoiattoli volanti… mamma mia, “le grasse risate, oh oh oh”!

La Fortezza della Solitudine, un tempo luogo mitico e solenne, è ora un circo affollato di robot parlanti, che dicono di non avere emozioni ma poi si arrabbiano, si offendono, fanno battutine, si commuovono se Superman si taglia un dito. Una di loro, cosa che si vede già dal trailer, va tutta in brodo di giuggiole perché Superman le rivolge la parola. “Oh mio Dio che ridere, che grande gag, oh oh oh.”
Un’auto-parodia involontaria, una sitcom travestita da film d’azione. Che pena.
I combattimenti più demenziali della storia

Persino la coreografia dei combattimenti sembra ricalcata anch’essa da Invincible. Avendo rivisto da poco le serie su Amazon Prime, non ci vuole molto per accorgersene:
- Il duello contro il Kaiju è lo stesso tipo di combattimento che vediamo in più momenti della serie animata, molti colpi sono identici, altri sono manipolati e cambiati per essere ridicoli. Lanterna verde a un certo punto crea una sorta di chiodo pneumatico che tiri colpi nell’occhio del Kaiju restando attaccato alla sua faccia, dando vita a una scena parodistica, ridicola, comica… e imbarazzante, francamente, da cartone animato stile Looney Toons. Un Kaiju che viene lasciato libero in città dagli sgherri di Lex Luthor in forma mini, tutto buffo e coccoloso tipo Stitch di Lilo e Stitch, anche se sputa piccole palle di fuoco, ma che poi “diventerà più grande, tranquillo!” (si dicono tra loro i due sgherri). Wow, le grassissime risate (scusate se mi ripeto ma il tono del film è tutto così).
- Lo scontro di Superman contro l’esercito di soldati in armatura è praticamente la replica dello scontro tra Invincible e l’orda di zombie robotici, solo che qui non ci sono smembramenti per non “urtare il pubblico”. Niente morti, niente sangue, tizi doloranti a basta anche dopo aver preso in pieno muso il laser di Superman.

L’unico momento degno? Mr. Terrific che da solo stermina una guarnigione militare, con ingegno e precisione. Scena coreografata davvero bene ma sempre comica e “pulp”, diciamo, mai un minimo di serietà o di drammaticità. Tutto il resto sembra una copia con censura applicata.
La Propaganda Politica senza Pietà
Lex Luthor viene rappresentato come un Elon Musk isterico e infantile, uno che dichiara apertamente di essere mosso dall’invidia, senza alcuna ambiguità. È ricchissimo, ha un social network suo, manipola l’opinione pubblica, si presenta come una sorta di idolo tech.
E manipola un dittatore ridicolo, con capelli gonfi, un volto caricaturale e uno stile da villain da fumetto, che è un mix grottesco tra Putin e Netanyahu. Parla con un accento russo marcato, si esprime in una lingua inventata ma foneticamente slavizzata, e viene presentato come leader della Boravia, una nazione fittizia che unisce tratti autoritari e bellicosi tipici della Russia contemporanea con l’aggressiva retorica difensivista dell’Israele più estremista.
La Boravia è in guerra contro lo Jarhanpur, un altro stato immaginario del film, che ricalca con estrema evidenza una Palestina/Ucraina fittizia: si tratta infatti di un paese mediorientale desertico, povero, sotto attacco da parte del regime boravio senza che vi sia una chiara provocazione. La guerra viene giustificata dal dittatore con toni grotteschi e pretestuosi, molto simili a quelli usati nella realtà da Putin con l’Ucraina, tant’è che arriva addirittura a dire di farlo per il bene del popolo del Jarhanpur, ma visivamente e culturalmente lo Jarhanpur ha tratti fortemente ispirati alla Palestina.

Gunn non fa alcuno sforzo per mascherare la metafora: è un gioco di specchi infantile, dove nomi fittizi coprono appena ideologie e conflitti reali, e dove lo spettatore viene trattato come incapace di cogliere anche la più banale allegoria. Gun non sottovaluta e basta i suoi spettatori, francamente li considera tutti dei totali imbecilli, perché altrimenti non si capisce per quale motivo non provi neppure per sbaglio a creare un livello metaforico accettabile.
Infatti, la metafora politica è talmente esplicita e maldestra che ha fatto discutere anche il Times of Israel, che l’ha definito “impressionante per una grande produzione”. Gunn non tenta nemmeno di velare il messaggio: è tutto scritto in grassetto, sottolineato e a lettere cubitali. Chissà perché, ho idea che se il “vento politico” e l’opinione pubblica soffiassero in una direzione diversa, il nostro simpaticissimo Gun avrebbe raccontato tutt’altra storia.
L’impressione che da non è affatto quella che hanno percepito i più ingenui, ovvero, quella di essere un coraggioso controcorrente che dice quel che pensa. Ho letto in un sacco di occasioni che “Superman ha sempre dato botte ai fascisti, denunciato le ingiustizie, viva Dio che Gunn abbia avuto il coraggio di mettere in scena e denunciare questi temi!”

N0n vi rendete conto che Gunn è tutto fuorché coraggioso? Sta semplicemente seguendo la corrente, è un servo del mainstream, che non fa che cavalcare facili vittorie raccontando versioni caricaturali e grottesche della realtà. Lo si capisce da così tante cose: nella sua propaganda politica è tutto iper semplificato, infantile, ci sono cattivi cattivissimi e buoni privi di macchia che vengono oppressi SENZA ALCUN MOTIVO! Non si parla nemmeno, che so, di interessi economici, politici, ideologici: manco Luthor ha una vera missione. Fa quel che fa perché Superman è un alieno = un immigrato e si sa che se qualcuno ha perplessità riguardo l’immigrazione clandestina è letteralmente un fascista.

Per non parlare della scena con le scimmie, migliaia di scimmie (vere scimmie, non una metafora o roba aliena) che scrivono su altrettanti computer in modo compulsivo mettendo in rete fake news e post diffamatori contro James Gunn… ehm, Superman. Anche qui, una metafora sottile come un baobab. Fin dai primi trailer e da quando si è capito che il taglio del film sarebbe stato parodistico e comico/demenziale, Gunn ha ricevuto una marea di critiche online. Ma perché dar retta alle critiche o pensare che ci sia qualcosa di vero, prima di rilasciare un film che per ora è un considerevole flop di incassi proprio perché non ha dato alcuna retta alle critiche? Non ha senso dar retta alle critiche online quando si è talmente ricchi e importanti da poter mettere letteralmente in scena il fatto che chiunque ti critichi non sia altro che un troll? Guardate che non c’è grande profondità nemmeno qui: se vi immaginate che Gunn parli di chissà quale fenomeno online di polarizzazione, secondo me vi sbagliate alla grande. Lui parla come sempre di sé stesso e delle sue convinzioni e da del troll, del bot o della scimmia ammaestrata a chiunque non la pensi come lui, tutto qua. Tra l’altro una scena nemmeno originale, presa di peso dai Simpson. Dice: “ma è una citazione forbita!”. Certo, come no, è tutto una grand citazione forbita che coglieremo in 10 in tutto il mondo.

Non c’è dibattito, non c’è alcuna sfumatura di grigio come nella realtà, non c’è dilemma morale alcuno: nella mente di un sempliciotto come Gunn sembra sia tutto molto chiaro, cristallino: il mondo è così semplice che non serve mica impegnarsi ad affrontarne le complessità. Forse sono stato viziato da opere del passato come Star Trek TNG, in cui i messaggi morali c’erano eccome, ma sempre con gradi di complessità notevoli e fatti per spingere lo spettatore a mettere in dubbio le proprie convinzioni. In questo Superman non c’è nulla di tutto ciò: Gunn ti riversa in gola con l’imbuto le sue idee in bianco e nero e quelle sono, fine. Non c’è manco da ragionarci sopra. Se sei un estremista con una visione iper semplificata del mondo, questo film non potrai che amarlo perché ti confermerà ogni bias. Ma se hai più di 15 anni mentali, questo film non può che ottenere l’effetto opposto e controproducente di infastidire e banalizzare temi molto seri come la terribile guerra a senso unico in Palestina. Ci vuole rispetto per certi temi: nel film di Superman non ne troverete manco l’ombra.
Un film ridicolo, puerile, infantile

Tono comico/demenziale dall’inizio alla fine. I genitori adottivi di Clark sono inesistenti, piatti e superflui. Appaiono ma dicono due battute in croce, sembrano ridicoli e parodici. Il padre fa pure un mezzo pippone a Clark e ti fa sperare che ci sia un momento un minimo commovente, ma… le banalità che dice lo trasformano in un momento anche esso parodistico che sembra uscito dai Simpson. I genitori biologici sono ologrammi da discount, mal recitati, e si vedono per tre secondi netti. Vogliamo mettere con la profondità d’animo e di character design di quelli di Man of Steel di Snyder? Santiddio, non ci possiamo nemmeno provare, due universi lontanissimi.
E la scena finale? Supergirl arriva ubriaca alla Fortezza della Solitudine, Superman spiega ai robot idioti che deve aver fatto un rave in un sistema solare col sole rosso perché quello giallo “non ci permette di ubriacarci”, poi Krypto le salta addosso, la fa volare contro il pavimento che si distrugge e ce la sbatte e rsibatte sopra come un polpo, e lei scoppia a ridere. Battuta sagace del robot: “ecco come mai quel cane è venuto su senza controllo!”
“Le grasse risate!”
A quel punto io e mia moglie ci siamo guardati e ci siamo detti: “Ma che cavolo stiamo vedendo?”
James Gunn, il maestro della Regia! Non gli si può dir niente.
Molti considerano James Gunn un maestro della regia, ma a mio parere è proprio questo uno dei punti più deboli del suo Superman. Ci sono state diverse critiche, anche da fonti autorevoli, che hanno evidenziato come il film soffra di una direzione visiva incoerente, incapace di decidere se vuole essere una space comedy, una storia epica o una parodia. Il risultato è una regia schizofrenica, in cui si passa da scene che vorrebbero essere drammatiche a gag infantili nel giro di pochi secondi, senza alcuna transizione organica.
Moltissime, troppe inquadrature sembrano uscite da una serie televisiva di basso budget. Ci sono primi piani strettissimi, movimenti di camera a mano inutilmente convulsi, un uso del montaggio che non costruisce tensione ma la dissolve continuamente. Visivamente, il film è spesso piatto, slavato, con fondali e compositing digitale che ricordano la previsualizzazione e non un prodotto rifinito. Persino gli ambienti e i costumi risultano dozzinali, e in molti casi la CGI appare grezza, con texture sbagliate, proporzioni distorte e elementi digitali che non si integrano mai davvero con l’ambiente. Il tutto in un film con un budget altissimo. Ma come è stato possibile?
Anche chi non ha mai amato la visione di Zack Snyder riconosce che Man of Steel aveva una coerenza visiva, una potenza estetica e un’identità registica chiara e imponente. Qui invece c’è confusione, rumore, e la sensazione costante di non sapere che film si stia davvero guardando. Alcune sequenze sembrano uscite da una fanfiction visiva senza un’estetica precisa, che vuole essere tutto e finisce per non essere niente. Primi piani della faccia del cane che vola, Mister Terrific che lo usa come cavalcatura per volare, primi piani strettissimi fisheye di Hawkgirl che urla come una capra, con la faccia contorta in una smorfia ridicola e grottesca mentre più in lontananza, si vedono le sue ali fintissime che vanno su e giù pianissimo (dando l’idea di essere proprio roba di scena su impalcatura mobile) mentre lei vola lo stesso come niente fosse. Dettagli che non sono credibili nemmeno per un bambino e siamo nel 2025: ci sono stati film dalla qualità folle, in passato, come lo stesso Man of Steel o il primo film di Iron Man. Roba simile non era accettabile nemmeno negli anni ’90.
Mi ha colpito molto una riflessione che ho letto online: i manuali di storia del teatro raccontano che ai tempi di Shakespeare bastava mettere un ramo in fondo al palco per rappresentare un bosco, e nessuno si scandalizzava se quel ramo non sembrava affatto un bosco. Contavano altre cose. Così come negli anni Ottanta gli effetti speciali erano spesso semplici, ma si accettava la finzione come parte dell’incanto. Oggi invece, con tutti gli strumenti a disposizione, un film come questo si permette di sembrare visivamente povero, persino raffazzonato, e pretende di essere giustificato solo perché “divertente” o “stravagante”.
Ma la verità è che la regia dovrebbe essere un elemento portante, e nel Superman di Gunn è una delle cose che funzionano di meno in assoluto.
Tirando le somme?
Quello che ho visto non è solo un brutto film: è un’opera che sembra quasi prendere in giro chi ama davvero Superman, i fumetti, il cinema, e persino l’intelligenza dello spettatore medio. Un pasticcio che fa il verso ad altre opere, le mescola male, e poi si spaccia per qualcosa di innovativo. Ma la verità è che non ha nulla di nuovo da dire, se non un ripetitivo sermone politico cucinato male, condito da una regia schizofrenica, tremolante, con primi piani ballerini, movimenti di camera a casaccio e una CGI da film di serie B — vi basti la scena in cui il piede di Superman si deforma come plastilina davanti al cane Krypto nella Fortezza della Solitudine. Un errore da principiante. Una roba che con il budget che avevano fa semplicemente vergognare.

E mentre tutto questo accadeva sullo schermo, io non potevo fare a meno di immaginare James Gunn sul set, intento a istruire attori e VFX artist su come ogni scena dovesse trasmettere “il messaggio giusto”, quello che oggi va per la maggiore. Risultare spassosa, divertente nel senso comico del termine. Perché è evidente che questo film non nasce da una visione, ma da un’adesione acritica e opportunista al trend del momento. Se l’opinione pubblica si spostasse da un’altra parte, ne sono certo, Gunn scriverebbe un Superman che direbbe l’esatto contrario. Perché di fondo, qui non c’è nulla in cui si crede davvero. Solo una parodia involontaria, una brutta imitazione di come, in The Boys, i registi della Vought gestissero i film propagandistici sui solo Super, senza satira vera, senza ironia, senza anima. Si gioca in casa, si vince facile con coloro con i quali si sfonda una porta aperta e a quel paese il pubblico che si pone domande eticamente complesse: Gun non fa che dare all’opinione pubblica media, già pompata a bomba dalla maggioranza dei media, una visione ancora più distorta della realtà. Una versione parodistica, manichea, comica, iper semplificata. Con Superman che bisticcia con Lois Lane mentre la Justice Gang combatte contro un mostro extradimensionale gigante a forma di pallone fucsia che fluttua privo di meta e spara raggi rosa verso la città, e siparietti comici tipo: “sicuro tu non debba andare ad aiutarli?” e Superman: “ma va, è solo uno spiritello interdimensionale (interdimensional imp, non ricordo il nome preciso in italiano)!” Il tono è tutto così, tutto da commedia comica. Non ho parole per definire il disappunto ma da Gunn dovevo aspettarmelo: per lui i Super son pagliacci in calzamaglia da prendere in giro e nient’altro.
Questo film non è solo brutto. È puerile, ridicolo, insensato, goffamente politico e narrativamente sterile. E la cosa più umiliante è avergli regalato soldi credendo di poter vedere almeno qualcosa di interessante.
E in tutto questo, ci perdo io e ci perdono tutti quelli che speravano in un nuovo inizio brillante. Che spreco e che peccato. Ah, tra l’altro, visto che il film non ha incassato per niente quanto ci si aspettava ed è risultato economicamente una gran delusione, specie all’estero, Gunn si sta affrettando a dire che gli incassi deludenti sono dovuti al fatto che “fuori dagli USA, Superman è un personaggio poco conosciuto a differenza di Batman”. Capito come? Superman. Il super eroe per eccellenza, il più famoso di tutti, l’unico che sicuramente conoscono tutti in ogni angolo del mondo. E poi è colpa del “sentimento anti americano”, ovvio. Piangiamoci addosso.
Bugie senza ritegno perché tanto la gente crede solo a quel che vuole credere. Leggete i numeri reali: il film è precipitato al botteghino, si tratta di un film su Superman e nonostante questo ha incassato in modo deludente negli USA e pochissimo all’estero, in modo imbarazzante. Ma cosa vi dicono i media ben retribuiti dalla macchina della propaganda di Gunn? Che è un successo stratosferico e la DC sta festeggiando come non ci fosse un domani. Non mi sorprenderei se da un momento all’altro venissero invece annunciati tagli e cancellazioni di film già programmati.
E per finire già sappiamo quale sarà il tono demenziale e banalizzante della prossima Supergirl. Mi dispiace, amici. Io scendo dalla giostra. Non posso dare più nemmeno un euro a questo circo.